Tra politica, mafia e anni di piombo: l’Italia degli anni ’70 raccontata dal cinema oggi

Senza titolo-4 copia 2 copiaGli anni Settanta, al centro del nostro film “Gli anni amari”, si addicono al cinema italiano: soprattutto le tensioni sociali e gli anni di piombo hanno dato ai nostri sceneggiatori e registi molti spunti per i loro film. Ma non solo… Ecco una rapida carrellata di alcuni titoli.Per Marco Tullio Giordana, per esempio, gli anni Settanta sono gli anni in cui i giovani alzano la testa, forse per la prima volta, contro la mafia. La radio libere, nate in quegli anni, sono lo strumento di questa lotta, portata avanti da Peppino Impastato. È lui al centro del film I cento passi del 2000, che ripercorre la sua battaglia per la giustizia contro il boss locale Tano Badalamenti, fino alla sua uccisione nella notte del 1978, nelle stesse ore del ritrovamento a Roma del corpo di Aldo Moro.

Ma il rapimento di Moro ci riporta in pieno all’epoca degli anni di piombo. Sotto il segno livido del terrorismo, due film del 2003 raccontano questo decennio rievocando proprio il sequestro dello statista: Buongiorno, notte di Marco Bellocchio mescola narrazione romanzata a documenti televisivi originali dell’epoca, fornendo un’immagine chiara e accurata di una delle pagine più crude degli anni Settanta italiani, mentre Piazza delle cinque lune di Renzo Martinelli ricostruisce i fatti di via Fani del 1978 all’interno di una vicenda di fantasia. E ancora, nel 2008 la militanza terroristica dell’organizzazione di estrema sinistra “Prima Linea” è al centro del film La prima linea di Renato De Maria, mentre in Romanzo di una strage del 2012 il regista di I cento passi Marco Tullio Giordana torna a guardare all’Italia degli anni Settanta con una pellicola che ricostruisce l’attentato di piazza Fontana del 12 dicembre 1969 e i tragici fatti che ne conseguirono.

Nel 2017 Davide Barletti e Lorenzo Conte riflettono su quell’Italia segnata dal terrorismo e dai conflitti interni con assoluta originalità in La guerra dei cafoni. Gli anni di piombo e i conflitti di classe sono rievocati nello scontro estivo fra bande a Torrematta, in Puglia. Nell’evocazione di un paesaggio epico e incontaminato, nei riferimenti letterari e nelle chiare allegorie storiche, La guerra dei cafoni è tra le opere che meglio ha rappresentato l’Italia degli anni Settanta con le sue contraddizioni, la natura e l’artificialità, il disagio sociale e il desiderio di riscattarsi, in una favola immaginifica e senza tempo.

Alla lotta armata si accompagnano sempre scontri di ideali, come mostra Daniele Lucchetti nel 2007 con Mio fratello è figlio unico. L’intero Paese è raffigurato nelle vicende di due fratelli di Latina: Accio, che da giovanissimo si iscrive al Movimento Sociale Italiano, partito di estrema destra, e Manrico, che partecipa attivamente alla sezione comunista della fabbrica nella quale lavora, organizzando scioperi, occupazioni e manifestazioni in difesa degli operai. Le inevitabili avversità politiche e umane tra i due sono gli scontri di un’intera generazione.

Ma gli anni Settanta sono anche sinonimo di lotta di classe, movimenti extraparlamentari, rivoluzione di pensiero, impegno civile e politico, femminismo, libertà e illusioni rivoluzionarie.

Nel 2004 con Lavorare con lentezza il regista Guido Chiesa mostra, attraverso le vicende di due ragazzi di periferia, tutti gli aspetti della Bologna di quegli anni: dal terrorismo ai moti studenteschi, il divertimento, la libertà sessuale e le provocazioni culturali. Al centro della vicenda è Radio Alice, emittente radiofonica bolognese che dal 1975 al 1977 diede voce ai movimenti extraparlamentari di giovani e operai. A questo “quadro bolognese” segue, nel 2011, uno squarcio su un’altra città fortemente attiva in quegli anni: La kryptonite nella borsa, diretto da Ivan Cotroneo al suo esordio alla regia, è un insolito romanzo di formazione che conduce gli spettatori e il protagonista Peppino, un bambino di nove anni, alla scoperta della Napoli del 1973, tra feste in discoteche e scantinati, collettivi femministi, comunità greche, balli in piazza, sigarette di contrabbando, droghe e alcol.

E non poteva mancare la Roma degli anni Settanta dove il regista Daniele Lucchetti ambienta, nel 2013, Anni felici. È il 1974 e nella capitale si consuma la relazione tormentata tra Guido, aspirante artista d’avanguardia che vive a pieno il fermento artistico e culturale di quegli anni, e la moglie Serena, figlia benestante di commercianti che ben presto allontana dal marito libertino e si riscatta con la scoperta del femminismo.

Completa il quadro romano Michele Placido che nel 2005, con Romanzo Criminale, mostra l’aspetto più duro e violento della città alla fine degli anni Settanta. Il film narra le vicende romanzate della “Banda della Magliana”, organizzazione criminale italiana di stampo mafioso. Nel 1978 il Libanese, il Freddo e Dandi, figli della città e delle borgate, si insediano al centro di ogni traffico illegale della capitale portando a compimento un chiaro progetto: conquistare Roma. Realtà, verosimiglianza e finzione si intrecciano in un’epopea di strada nel tentativo ricostruire la storia di una città e di un Paese in una prospettiva nuova, dal basso.

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