Il “nostro” Mario Mieli

mario mieli al sex poetry festival 4 - 1979 ph fabrizio garghetti

Gli anni amari è l’attraversamento di un’epoca, di quei vitali, difficili, creativi, dolorosi e rimossi anni ’70.
È anche la rievocazione di un necessario movimento per i diritti, come quello omosessuale, che doveva inventare forme nuove per farsi riconoscere.
Ed è soprattutto il ritratto di un ragazzo la cui genialità, la cui libertà interiore e la cui gioia di vivere erano troppo intense per il mondo che lo circondava.
Gli anni amari è tutto questo, o almeno cerca di esserlo.

Il nostro MIELI non è MILK, non è il semplice racconto ardimentoso di una stagione di lotta per i diritti LGBT.
C’è questo, ovviamente: ci sono gli incontri in casa di Fernanda Pivano e Angelo Pezzana per dare origine al Fuori!, il primo movimento gay italiano, nel ’71; e c’è l’ormai leggendaria irruzione dei primi militanti al congresso di sessuologia a Sanremo l’anno dopo; e ci sono altri momenti che hanno scandito quegli anni di ‘invenzione’ di un modo nuovo di fare politica dei diritti, basata non più sulla richiesta di tolleranza, ma sull’affermazione di un orgoglio, con atti eclatanti e vestiti sgargianti…
Ma c’è anche e soprattutto altro.

C’è lo sguardo su un ragazzo insofferente all’omologazione, sia quella – come avrebbe detto lui – “eteronormativa”, sia quella di un movimento omosessuale che dopo i primi atti rivoluzionari cercava forme di normalizzazione. Ma la “norma” andava traviata, come ricorda l’ironico titolo da “melochecche” (come avrebbe detto lui, ancora) di uno spettacolo a cui Mieli partecipò e che rievocheremo: La Traviata Norma.

Insofferente alle regole.
Insofferente alla famiglia alto-borghese, incapace di comprenderlo davvero.
Insofferente a una società che espelle i diversi e che rifiuta il rispetto dell’ambiente e la pace.
Insofferente a una realtà che si mostra troppo superficiale…
Il rifugio nello studio dell’alchimia e dell’esoterismo, la creazione poetica e teatrale, la provocazione irriverente e fastidiosa, si sposano con l’attivismo e lo studio (il suo libro Elementi di critica omosessuale è diventato un cardine per la riflessione sull’identità e l’orientamento sessuale).
Ma, ancora una volta, ci raccontano anche altro.

Mieli era un genio, che ci ha sedotto, come riusciva a sedurre tutti coloro con cui entrava in relazione. Ma era anche un ragazzo immerso in una profonda solitudine, quella in cui aveva costruito la sua bolla di sopravvivenza e quella in cui era relegato da chi lo considerava troppo snob o troppo scomodo; la solitudine di chi ha imparato a farcela da solo per sopravvivere a dispetto di tutto e tutti, e la solitudine in cui si è ritrovato per l’ennesima volta quel giorno di marzo dell’83 in cui, a soli 30 anni, ha deciso di togliersi la vita.

Gli anni amari sono tutto questo.
Sono gli anni in cui tutto sembrava possibile e non lo era.
Sono gli anni lontanissimi del nostro passato recente.
Sono gli anni di un ragazzo che ha vissuto – con la sua aliena dolcezza – l’amarezza di un’esistenza simile a quella di nessun altro.
Si chiamava Mario.
O, se preferite, Maria.

– Andrea Adriatico

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