Mieli amaro: la parola allo sceneggiatore Stefano Casi

nicola di benedetto«Allora, cosa vedremo nel film quando uscirà? Cosa vedranno gli attivisti lgbt o gli studiosi di gender e queer studies? Cosa percepiranno di Mario coloro che neanche conoscevano la sua esistenza, e ai quali – soprattutto – è rivolto questo lavoro? Quanta libertà interiore sapranno riconoscere in Mario, e quanto questa ‘scoperta’ metterà in gioco il loro pensiero?»  Continua a leggere

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Il “nostro” Mario Mieli

mario mieli al sex poetry festival 4 - 1979 ph fabrizio garghetti

Gli anni amari è l’attraversamento di un’epoca, di quei vitali, difficili, creativi, dolorosi e rimossi anni ’70.
È anche la rievocazione di un necessario movimento per i diritti, come quello omosessuale, che doveva inventare forme nuove per farsi riconoscere.
Ed è soprattutto il ritratto di un ragazzo la cui genialità, la cui libertà interiore e la cui gioia di vivere erano troppo intense per il mondo che lo circondava.
Gli anni amari è tutto questo, o almeno cerca di esserlo.

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Il lavoro di sceneggiatura: verso l’animus di una storia diversa

verasani al lavoro 1Quando circa un anno fa sono stata chiamata dal regista Andrea Adriatico a lavorare al progetto di un film su Mario Mieli, avevo già collaborato con lui nella stesura di due drammaturgie teatrali per gli  spettacoli Bo-Boheme e Chiedi chi era Francesco, prodotti da Teatri di Vita, e quindi conoscevo il suo stile, il suo modo di lavorare, avevo visto i suoi film precedenti e, oltre alla stima, nel frattempo è cresciuta anche una bella amicizia.

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